Climatologia • Dinamica Planetaria

Fisica Atmosferica:
Come Funziona il Clima Terrestre

Calore latente e dinamica dell'atmosfera: il ruolo dei cambiamenti di stato dell'acqua nei processi convettivi e nel bilancio termico

a cura di Francesco Speciale • Agosto 2026

Che cos'è la fisica dell'atmosfera

La fisica dell'atmosfera è la branca della scienza che studia l'involucro di gas che avvolge la Terra, analizzandone i comportamenti attraverso le leggi fondamentali della fisica e della chimica. Se immaginiamo il nostro pianeta come una mela, l'atmosfera ne rappresenta soltanto la buccia: uno strato sottile ma indispensabile, senza il quale la vita non potrebbe esistere.

Questo fluido gassoso è trattenuto dalla forza di gravità e diventa via via meno denso man mano che si sale verso l'alto. La fisica dell'atmosfera cerca di rispondere a domande fondamentali: perché soffia il vento? Come si formano le nuvole e la pioggia? In che modo la Terra regola la propria temperatura? Comprendere questi meccanismi è la chiave per interpretare il meteo quotidiano e prevedere le evoluzioni del clima su scala globale.

L'architettura del cielo: i cinque strati dell'atmosfera

L'atmosfera non è omogenea, ma è strutturata in diversi strati sovrapposti, ciascuno con caratteristiche di temperatura e composizione ben precise:

  • Troposfera: È lo strato più basso, che va dalla superficie terrestre fino a circa 10-12 chilometri di altezza. Qui si concentra circa l'80% della massa dell'aria e quasi tutto il vapore acqueo. È la "stanza dei bottoni" del meteo: è qui che nascono nuvole, piogge, venti e temporali. Nella troposfera, la temperatura diminuisce man mano che si sale.
  • Stratosfera: Si estende fino a circa 50 chilometri. A differenza della troposfera, qui la temperatura aumenta con l'altitudine. Questo fenomeno è dovuto alla presenza dell'ozono, un gas che assorbe la radiazione ultravioletta del Sole, proteggendo la vita sulla Terra e riscaldando quest'aria d'alta quota.
  • Mesosfera: Arriva fino a circa 85 chilometri. È lo strato più freddo dell'atmosfera, con temperature che possono scendere sotto i -90 °C. È qui che la maggior parte delle meteoriti si disintegra a contatto con i gas, creando le "stelle cadenti".
  • Termosfera: Si spinge fino a diverse centinaia di chilometri. Le poche molecole d'aria presenti assorbono radiazioni solari ad altissima energia, facendo salire le temperature a oltre 1.000 °C. In questo strato avvengono le meravigliose aurore polari.
  • Esosfera: È la fascia più esterna, dove l'atmosfera sfuma gradualmente nello spazio interplanetario.

La macchina atmosferica

L'atmosfera terrestre opera come una complessa macchina termica, il cui funzionamento è interamente alimentato dalla radiazione solare come sorgente primaria di energia. La radiazione incidente, concentrata prevalentemente nelle onde corte (luce visibile e vicino infrarrosso), attraversa lo spazio interplanetario e giunge all'atmosfera. Poiché la miscela gassosa atmosferica presenta un'elevata trasparenza radiativa a queste lunghezze d'onda, l'aria non viene scaldata direttamente dal passaggio della luce: una quota viene riflessa dall'albedo planetario (nubi, aerosol, ghiacci), mentre la frazione maggiore penetra fino alla superficie continentale e oceanica, dove viene assorbita e convertita in energia termica.

In questo schema termodinamico, la superficie terrestre funge da vera e propria interfaccia di scambio e riscaldamento: assorbendo l'energia solare, il suolo si scalda e riemette energia verso l'alto sotto forma di radiazione a onde lunghe (infrarrosso termico). L'atmosfera viene quindi scaldata prevalentemente dal basso verso l'alto, attraverso trasferimenti radiativi e flussi di calore sensibile e latente. I gradienti termici che ne derivano — sia in senso verticale sia lungo la latitudine — generano i differenziali di densità e di pressione necessari ad azionare i grandi circuiti della macchina: la circolazione generale, i moti convettivi e la dinamica dei venti.

A regolare il rendimento e il regime termico stazionario di questo sistema intervengono i gas radiativamente attivi presenti nell'aria — principalmente vapore acqueo (H2O), biossido di carbonio (CO2) e metano (CH4). Attraverso l'effetto serra naturale, questi gas intercettano la radiazione infrarossa riemessa dalla superficie, trattenendo il calore all'interno del sistema prima che si disperda nello spazio profondo. Senza questo fondamentale meccanismo di isolamento radiativo, la temperatura media della superficie terrestre sarebbe di circa -18 °C, con un totale congelamento degli oceani; l'effetto serra la stabilizza invece attorno ai +15 °C, fornendo l'energia potenziale e le condizioni termiche indispensabili per il continuo funzionamento del motore atmosferico e per la vita sul pianeta.

Il vapore acqueo e il controllo della pressione atmosferica

L'aria ha un peso, e la forza esercitata da questo peso sulla superficie terrestre si chiama pressione atmosferica. Inizialmente si potrebbe pensare che aggiungere vapore acqueo all'aria la renda più pesante, ma in fisica avviene l'esatto contrario.

Le molecole di vapore acqueo (H2O) sono più leggere sia delle molecole di azoto (N2) sia di quelle di ossigeno (O2), che costituiscono il 99% dell'aria secca. Quando l'acqua evapora dai mari, dai laghi e dai suoli, le sue molecole leggere vanno a sostituire quelle più pesanti dell'aria secca nello stesso volume. Di conseguenza:

  • Aria umida = Aria più leggera: Un volume di aria ricca di vapore acqueo pesa meno dello stesso volume di aria secca alla stessa temperatura.
  • Calo della pressione: L'immissione continua di vapore acqueo abbassa la densità dell'aria e contribuisce in modo decisivo a creare zone di bassa pressione.
  • Motore delle correnti: L'aria umida e leggera tende a salire spontaneamente verso l'alto (spinta idrostatica), creando correnti ascensionali che richiamano aria dai dintorni, innescando così i venti e la circolazione atmosferica.

I movimenti dell'aria e i sistemi di pressione

Poiché il Sole riscalda la Terra in modo disomogeneo e la quantità di vapore varia da zona a zona, si formano costantemente differenze di pressione atmosferica sulla superficie terrestre:

  • Aree di Alta Pressione (Anticicloni): L'aria fredda e secca, più densa e pesante, tende a scendere verso il basso. Questo movimento verso il suolo (sussidenza) ostacola la formazione di nuvole, portando di norma tempo stabile, secco e sereno.
  • Aree di Bassa Pressione (Cicloni o Perturbazioni): L'aria calda e umida, meno densa e più leggera, sale verso l'alto. Risalendo, trova pressioni minori, si espande e si raffredda, favorendo la condensazione del vapore acqueo e la formazione del maltempo.

Il vento è il tentativo della natura di colmare questo squilibrio, facendo scorrere l'aria dalle zone di alta pressione verso quelle di bassa pressione. La rotazione terrestre (attraverso l'effetto Coriolis) devia questi spostamenti, creando i grandi sistemi di venti planetari.

Dinamica dei venti, processi adiabatici e correnti a getto

I venti rappresentano la risposta dinamica dell'atmosfera ai gradienti orizzontali di pressione e di densità generati dal riscaldamento solare differenziale. Un gradiente barico origina una forza netta (forza di gradiente) che spinge le masse d'aria dalle zone di alta pressione (anticicloni) verso quelle di bassa pressione (cicloni). Tuttavia, a causa della rotazione terrestre, il moto dell'aria viene deviato dalla forza di Coriolis: alle medie ed alte quote, dove l'attrito con il suolo è trascurabile, l'equilibrio tra la forza di gradiente e la forza di Coriolis genera il cosiddetto vento geostrofico, che soffia parallelamente alle isobare.

Nello studio dei moti verticali dell'aria, un ruolo fondamentale è svolto dai processi adiabatici, ovvero trasformazioni termodinamiche che avvengono senza scambio significativo di calore con l'ambiente circostante. Quando una massa d'aria sale di quota, incontra pressioni ambientali inferiori e si espande; quest'espansione compie lavoro contro l'esterno a spese dell'energia interna della massa d'aria, provocandone il raffreddamento (raffreddamento adiabatico). Viceversa, una massa d'aria discendente subisce una compressione che ne aumenta l'energia interna e la temperatura (riscaldamento adiabatico). Il tasso di variazione della temperatura con la quota è regolato dal gradiente adiabatico secco (≈ 9,8 °C/km) o dal gradiente adiabatico saturo (≈ 5–6 °C/km, attenuato dal rilascio di calore latente di condensazione), meccanismo alla base della stabilità o instabilità atmosferica, della formazione delle nubi e dei venti di caduta (come il Föhn).

I venti e i sistemi di circolazione vengono tradizionalmente classificati in base alla scala spaziale e temporale del fenomeno:

  • Microscala (o scala locale): fenomeni di breve durata e limitata estensione (da poche decine di metri a qualche chilometro), come le brezze di mare e di monte, le turbolenze locali e le raffiche di vento.
  • Mesoscala: sistemi della durata di diverse ore o giorni che coprono estensioni dai decine ai centinaia di chilometri, come i sistemi temporaleschi a mesoscala (MCS), le linee di groppo e i venti orografici regionali.
  • Sinottica: strutture di grande scala (centinaia o migliaia di chilometri) che durano diversi giorni e governano la meteorologia a livello continentale, come le perturbazioni delle medie latitudini, i fronti caldi e freddi, e le ciclogenesi.
  • Scala planetaria (o globale): circolazioni permanenti su scala mondiale, come la Cella di Hadley, la Cella di Ferrel, i venti Alisei e i Venti Occidentali (Westerlies).

In corrispondenza dei forti gradienti termici latitudinali nella troposfera superiore (tra i 9 e i 16 km di quota) si concentrano le correnti a getto (Jet Streams). Si tratta di intensi e stretti canali di vento ad altissima velocità (che possono superare i 300 km/h) diretti prevalentemente da ovest verso est. Le due correnti principali in ciascun emisfero sono il Getto Polare, situato al confine tra la massa d'aria fredda polare e quella temperata, e il Getto Subtropicale. Le ondulazioni latitudinali di queste correnti (note come onde di Rossby) sono direttamente responsabili dello scambio di calore tra il Polo e l'Equatore, guidando la traiettoria dei sistemi ciclonici e condizionando le fasi meteo a scala continentale.

Come nascono le nuvole: dalla trasparenza alla goccia

Le nuvole non sono fatte di vapore acqueo (che è un gas del tutto invisibile), ma di miliardi di piccolissime goccioline d'acqua liquida o micro-cristalli di ghiaccio sospesi nell'aria. Il processo di formazione si articola in poche fasi chiave:

  1. Evaporazione e risalita: L'aria al suolo si riscalda e si arricchisce di vapore acqueo, diventando leggera e iniziando a salire.
  2. Espansione adiabatico-raffreddamento: Salendo, l'aria incontra una pressione minore, si espande e per farlo consuma energia, raffreddandosi gradualmente.
  3. Raggiungimento del punto di rugiada: Una volta raggiunta una determinata quota, la temperatura scende a un livello tale per cui l'aria non riesce più a trattenere tutto il vapore sotto forma gassosa (saturazione).
  4. Condensazione sui nuclei: Per passare da gas a liquido, il vapore ha bisogno di un "appiglio". Si condensa attorno ai nuclei di condensazione, piccolissime particelle microscopiche presenti nell'aria come microscopici granelli di polvere, sale marino, polline o ceneri. Si formano così le prime gocce d'acqua della nube.

La mappa del cielo: i principali tipi di nuvole

I meteorologi classificano le nuvole in base alla loro altitudine e alla loro forma generale (stratificata o cumuliforme):

Nuvole Alte (oltre i 6.000 metri)

  • Cirri: Filamenti bianchi, leggeri e sfilacciati, simili a piume o ciuffi di capelli. Sono composti interamente da cristalli di ghiaccio e spesso preannunciano l'arrivo di un fronte caldo.
  • Cirrostrati e Cirrocumuli: Velature sottili che possono creare aloni attorno al Sole o alla Luna, oppure il classico cielo "a pecorelle".

Nuvole Medie (tra 2.000 e 6.000 metri)

  • Altostrati e Altocumuli: Strati grigiastri o biancastri che coprono parzialmente o totalmente il cielo, rendendo la luce del Sole fioca, come vista attraverso un vetro smerigliato.

Nuvole Basse (sotto i 2.000 metri)

  • Strati e Stratocumuli: Distese grigie e uniformi che coprono il cielo come una coperta, spesso responsabili di giornate uggiose e pioggerelle dense.

Nuvole a Sviluppo Verticale (si estendono dal basso verso l'alto)

  • Cumuli: Le classiche nuvole bianche a forma di batuffolo di cotone, dal fondo piatto e la sommità a cupola, tipiche delle belle giornate estive.
  • Cumulonimbi: I giganti del cielo. Sono immense montagne nuvolose che possono estendersi dal suolo fino ai confini della troposfera (12-14 km). Hanno una base scura e minacciosa e una sommità a forma di incudine: sono le nuvole dei temporali violentissimi.

I fenomeni meteorologici connessi

A seconda delle condizioni di temperatura, umidità e stabilità dell'aria, la condensazione del vapore origina diversi fenomeni meteo:

Precipitazioni liquide e solide

  • Pioggia: Nasce quando le goccioline all'interno della nube si fondono tra loro diventando troppo pesanti per rimanere in sospensione.
  • Neve: Si forma quando la temperatura all'interno della nube e lungo tutto il percorso verso il suolo si mantiene sotto lo zero, permettendo ai cristalli di ghiaccio di aggregarsi in fiocchi.
  • Grandine: Tipica dei cumulonimbi estivi. Le fortissime correnti ascensionali trasportano più volte le gocce d'acqua verso l'alto e verso il basso nella nube congelandole a strati sovrapposti, finché i granelli di ghiaccio diventano troppo pesanti e cadono a terra.

Fenomeni al suolo

  • Nebbia: È fondamentalmente una nuvola a contatto con la superficie terrestre, che si forma quando l'aria calda e umida si raffredda direttamente al livello del suolo.
  • Rugiada e Brina: Se l'aria umida tocca superfici fredde (come l'erba di notte), il vapore si condensa in goccioline (rugiada) o sublima direttamente in cristalli di ghiaccio se la temperatura scende sotto zero (brina).

Manifestazioni temporalesche

  • I Temporali e i Fulmini: Nei cumulonimbi, l'attrito continuo tra particelle di ghiaccio e gocce d'acqua genera immense cariche elettriche. Quando la differenza di potenziale tra la nube e il suolo (o tra due nuvole) diventa insostenibile, si scarica attraverso un fulmine, scarica elettrica che riscalda l'aria a migliaia di gradi in una frazione di secondo, generando l'onda d'urto acustica che udiamo come tuono.

Il calore latente di condensazione è la quantità di calore (energia) che viene liberata nell'ambiente circostante quando un fluido passa dallo stato gassoso (vapore) allo stato liquido. In fisica dell'atmosfera, questo fenomeno rappresenta il vero "carburante" che alimenta i temporali, gli uragani e le tempeste più violente.

Perché la condensazione rilascia energia?

Per capire da dove proviene questa energia, dobbiamo guardare cosa succede a livello molecolare durante i cambiamenti di stato dell'acqua:

  • Quando l'acqua evapora (assorbe energia): Per trasformare l'acqua liquida del mare o del suolo in vapore acqueo, serve energia (il calore del Sole). Questa energia viene spesa per spezzare i legami a idrogeno che tengono unite le molecole di acqua liquida. Le molecole si separano, iniziano a muoversi molto più velocemente e diventano un gas invisibile. Il calore solare non è sparito: si è "nascosto" dentro le molecole di vapore sotto forma di energia potenziale di legame. Da qui il termine "latente", che significa nascosto.
  • Quando il vapore condensa (rilascia energia): Quando il vapore acqueo risale in quota, si raffredda e torna allo stato liquido per formare le goccioline d'acqua della nube, si ricreano i legami intermolecolari. L'energia che era servita per separare le molecole durante l'evaporazione viene ora restituita e rilasciata all'ambiente circostante sotto forma di calore sensibile (calore che fa salire la temperatura).

Per ogni singolo chilogrammo di vapore acqueo che si trasforma in acqua liquida, l'atmosfera riceve circa 2.500.000 Joule di energia. È un quantitativo enorme: l'evaporazione di un litro d'acqua richiede circa sette volte l'energia necessaria per portarlo da 0 °C a 100 °C!

Il motore termico del temporale: come il calore latente "soffia sul fuoco"

Nel funzionamento di un temporale si innesca un potente meccanismo a catena (un effetto feed-forward):

Aria calda e umida sale dal suolo


Il vapore si raffredda e CONDENSA


RILASCIO DI CALORE LATENTE DI CONDENSAZIONE


L'aria dentro la nube diventa PIÙ CALDA dell'esterno


Aumenta il galleggiamento: la spinta verso l'alto ACCELERA


Aspirazione di NUOVO VAPORE dal basso (Auto-alimentazione)
  • La spinta iniziale: Una bolla d'aria calda e umida comincia a salire dal suolo perché è meno densa dell'aria circostante.
  • L'innesco della nube: Raggiunta la quota di saturazione, il vapore acqueo inizia a condensare creando le prime goccioline d'acqua.
  • L'accensione del motore: Nel momento esatto in cui avviene la condensazione, l'aria all'interno della nube libera il suo calore latente. L'aria dentro la nube si riscalda rispetto all'aria esterna alla stessa quota.
  • L'accelerazione (Updraft): Diventando improvvisamente più calda (e quindi più leggera) dell'aria circostante, la corrente ascensionale (updraft) riceve una potente spinta idrostatica verso l'alto, proprio come un pallone aerostatico al cui interno viene acceso il bruciatore.
  • Aspirazione e violenza: Più la corrente sale velocemente (raggiungendo anche i 100-150 km/h nei cumulonimbi più imponenti), più aspira aria calda e umida dal suolo, creando un circolo vizioso che auto-alimenta la tempesta finché c'è vapore a disposizione.

Il calore latente su scala gigante: i cicloni tropicali

Se nei temporali locali il calore latente crea torri nuvolose alte fino a 15 chilometri, nei cicloni tropicali (uragani e tifoni) questo processo opera su scala geografica immensa.

Un uragano è a tutti gli effetti una gigantesca macchina termica che trae il 100% della sua forza dall'acqua calda degli oceani (con temperature superficiali superiori a 26-27 °C):

  • L'oceano caldissimo rilascia enormi quantità di vapore acqueo.
  • Salendo ed espandendosi nell'atmosfera, l'immenso volume di vapore condensa contemporaneamente.
  • Il rilascio massiccio di calore latente fa crollare la pressione al centro della tempesta (creando l'occhio dell'uragano) e accelera i venti a velocità di centinaia di chilometri orari.

I fisici hanno calcolato che l'energia liberata dal calore latente di condensazione in un uragano di medie dimensioni equivale a centinaia di bombe atomiche al giorno, a dimostrazione di come un semplice cambio di stato della molecola dell'acqua possa governare i fenomeni più energetici del pianeta.

Il calore latente e l'indice CAPE

Per capire come il calore latente di condensazione determina il valore del CAPE (Convective Available Potential Energy), dobbiamo osservare come questi due concetti si incontrano fisicamente su un diagramma termodinamico (come il noto grafico Skew-T Log-P).

Il CAPE non è altro che la misura quantitativa (in Joules per chilogrammo, J/kg) dell'energia di galleggiamento a disposizione di una bolla d'aria che sale. Sul grafico, questa energia equivale visivamente all'area compresa tra la curva della bolla d'aria e la curva dell'ambiente circostante.

Il calore latente è il fattore chiave che "piega" la curva della bolla, allargando quell'area e sparando al rialzo il valore del CAPE.

I due ritmi di salita: Secco vs Saturo

Quando una bolla d'aria calda inizia a salire dal suolo, si espande e si raffredda. Il modo in cui si raffredda segue due regole fisiche ben distinte, separate da un punto di svolta:

Quota (Pressione)
  ^
  |         \
  |          \  Traiettoria SATURA (Adiabatica Satura):
  |           \     Il calore latente frena il raffreddamento (~5-6 °C/km)
  |            \    La bolla resta più CALDA dell'ambiente!
  |             \
LCL - - - - - - - - - * <-- Livello di Condensazione (Inizio rilascio calore latente)
  |              /
  |             /  Traiettoria SECCA (Adiabatica Secca):
  |            /      Raffreddamento rapido (~10 °C/km)
  |           /
  +------------------------------------> Temperatura
  • Prima della condensazione (Adiabatica Secca): La bolla sale senza che vi sia condensazione. Si raffredda molto rapidamente, a un ritmo fisso di circa 10 °C per ogni chilometro (gradiente adiabatico secco). Se continuasse a raffreddarsi a questo ritmo, diventerebbe rapidamente più fredda dell'aria circostante, si fermerebbe e ricadrebbe giù.
  • Il punto di svolta: il Livello di Condensazione per Convezione (LCL): Raggiunta una certa quota, la bolla si è raffreddata al punto che il vapore al suo interno raggiunge la saturazione e inizia a condensare in goccioline d'acqua (si forma la base della nube).
  • Dopo la condensazione (Adiabatica Satura o Umida): Nel momento esatto in cui il vapore condensa, rilascia il calore latente nell'aria della bolla. Questo calore extra contrasta il raffreddamento da espansione: il ritmo di raffreddamento scende bruscamente a soli 5-6 °C per chilometro.

Come il grafico traduce il Calore Latente in CAPE

Sul diagramma termodinamico, la coordinata orizzontale rappresenta la temperatura e la coordinata verticale rappresenta la quota (pressione).

  • La linea dell'ambiente (Tamb): È la temperatura reale dell'atmosfera misurata dal pallone sonda alle varie quote.
  • La linea della particella (Tbolla): È la temperatura della bolla d'aria in risalita.

Il LFC (Level of Free Convection o Livello di Libera Convezione) è la quota oltre la quale la linea della bolla supera (va a destra) la linea dell'ambiente. Il EL (Equilibrium Level o Livello di Equilibrio) è la quota in alto in cui la bolla torna a raffreddarsi al pari dell'ambiente.

Quota
  ^
  |             (EL)
  |              |  /
  |              | / (Ambiente)
  |             / /
  |            / /   <--- AREA CAPE (Spazio tra le due curve):
  |           / /         Più la bolla è sostenuta dal calore latente,
  |          /  |        più quest'area si allarga verso destra!
  |         /  /
  |        /  /
  |  (LFC) *  /
  |       /  /
  |      /  /
  +----------------------------> Temperatura

Matematicamente, la fisica definisce il CAPE come l'integrale della spinta idrostatica tra il LFC e il EL:

CAPE = ∫zLFCzEL g · [ (Tbolla - Tamb) / Tamb ] dz

Dove:

  • g è l'accelerazione di gravità.
  • (Tbolla - Tamb) è il differenziale di temperatura tra la bolla e l'ambiente.

Il ruolo diretto del calore latente nel calcolo

Se non ci fosse il rilascio di calore latente, la linea della bolla declinerebbe vertiginosamente verso sinistra lungo l'adiabatica secca, finendo subito a sinistra della linea dell'ambiente: il differenziale (Tbolla - Tamb) sarebbe negativo e il CAPE sarebbe pari a ZERO.

Grazie al calore latente di condensazione, la linea della bolla devia verso destra lungo l'adiabatica satura, mantenendosi notevolmente più calda dell'ambiente per chilometri di quota. Più calore latente viene rilasciato, più la curva della bolla si sposta a destra, allargando l'area del grafico e facendo impennare il valore numerico del CAPE.

Umidità al suolo e grandezza del CAPE

Questo spiega perché l'umidità nei bassi strati è l'ingrediente fondamentale per i temporali violenti:

  • Aria secca al suolo: Poco vapore → scarso rilascio di calore latente → la traiettoria della bolla piega poco → CAPE basso (es. < 500 J/kg).
  • Aria molto umida e calda al suolo: Tantissimo vapore disponibile → enorme rilascio di calore latente durante la condensazione → la traiettoria della bolla rimane caldissima rispetto all'ambiente per molti chilometri → CAPE elevatissimo (es. 2.500 – 4.000+ J/kg).

Un CAPE elevato significa che la spinta verso l'alto accelererà la bolla d'aria a velocità vertiginose (superiori a 150-200 km/h), capaci di sostenere chicchi di grandine giganteschi e innescare i fenomeni convettivi più estremi.

La fisica dell'atmosfera di fronte alle sfide moderne

Oggi la fisica dell'atmosfera svolge un ruolo cruciale nella comprensione dei cambiamenti climatici. Alterando la composizione chimica dell'aria con l'immissione massiccia di gas serra provenienti dalle attività umane, l'equilibrio energetico del pianeta si è modificato: la Terra trattiene più calore di quanto ne emetta verso lo spazio.

Grazie all'uso di satelliti meteorologici, radar e potenti supercomputer, i fisici dell'atmosfera elaborano complessi modelli matematici capaci non solo di fornire le previsioni del tempo a breve termine, ma anche di proiettare gli scenari climatici dei prossimi decenni, offrendo strumenti indispensabili per proteggere l'ambiente e la società.